Portali per la ricerca di agenti di commercio: quali sono i migliori e perché convengono

Come per ogni altra figura professionale, anche quando si è alla ricerca di agenti di commercio e venditori professionisti il web può rivelarsi una risorsa utile: si possono scovare casualmente commerciali tra i propri contatti LinkedIn, per esempio, o usare gli ultimi per arrivare a venditori professionisti che abbiano già una certa esperienza nel proprio settore di riferimento, ma ci sono soprattutto siti e portali verticali e specializzati nell’incrociare domande e offerte di lavoro per agenti di commercio che assicurano ottimi risultati. Proviamo a capire come lo fanno e qual è il migliore sito per la ricerca di agenti di commercio.

Cosa c’è da sapere su portali e siti per la ricerca di agenti di commercio

Il primo vantaggio che i siti per la ricerca di agenti di commercio assicurano è la velocità: l’iter che va dalla pubblicazione dell’annuncio di lavoro ai colloqui con una rosa di candidati idonei, quando si usa la Rete, non si accorcia certo ma si svolge in meno tempo soprattutto perché molti processi, come quelli per verificare che il singolo venditore professionista abbia tutti i requisiti richiesti dall’azienda, sono automatizzati e si possono portare a termine cioè in un solo click. Questo non vuol dire, però, risultati meno accurati o meno personalizzati sulle esigenze della singola impresa: quasi sempre infatti, dopo la pubblicazione della vacancy, questi portali offrono al responsabile aziendale una rosa di profili in linea e da un lato si può essere sicuri che si tratti di profili verificati, dall’altro il recruiter può comunque intervenire personalmente ad aggiungere o eleminare commerciali dalla shortlist dei candidati dopo averne spulciato profili e portfolio. Ogni professionista al momento dell’iscrizione su questi portali può personalizzare il proprio account, infatti, inserendo tutta una serie di informazioni che ritiene rilevanti per la propria carriera e che possono aiutare le aziende a capire se è davvero il venditore che fa più al caso loro. Il tutto avviene quasi sempre in un ambiente facilmente navigabile e semplice e immediato all’uso, dove chi è alla ricerca di agenti di commercio può impostare una serie di filtri che riguardano anni e settori di esperienza del singolo professionista, lingue parlate, tipologie di contratto accettate, eccetera.

Tre sono, invece, le caratteristiche che fanno di un sito per la ricerca di agenti di commercio il miglior sito per la ricerca di agenti vendita. La prima è la grandezza del database di profili professionali: ci sono portali come Agentscout che ne hanno amplissimi e in costante aggiornamento e non è difficile capire come sia in questo modo più semplice e più probabile il match perfetto tra aziende e venditori. La seconda caratteristica che fa di un buon portale per la ricerca di agenti di commercio il miglior portale per la ricerca di venditori professionisti è avere a disposizione servizi di consulenza dedicati e uno a uno: servono soprattutto alle aziende a identificare quelli che sono bisogni ed esigenze principali e a semplificare step come quelli che hanno a che vedere con la formulazione della proposta di lavoro. Terzo elemento imprescindibile è la capacità di siti come questi di trasformarsi, al bisogno, in veri e propri ambienti in cui possano svolgersi fasi fondamentali del recruiting, come i primi colloqui conoscitivi in videochiamata per esempio.

Come fare un trasloco scegliendo la ditta giusta

Se devi trasferirti e non sai come gestire il trasporto di mobili ed effetti personali, ti serve rivolgerti ad una ditta di trasporto. Riuscendo ad individuare la migliore azienda, che si prende i tuoi pensieri e organizza il tutto per tuo conto, potrai comodamente rilassarti sul divano giocando al video poker mentre gli addetti al trasloco fanno buona parte del tuo lavoro.

I servizi offerti

Prima di firmare il contratto con una ditta piuttosto che un’altra valuta tutti i servizi che ha da offrire. Non devi solo badare alla questione economica stretta, ma anche a tutte le opzioni di contorno. Se la situazione lo consente, magari se cerchi l’azienda sul web, prova a vedere anche le recensioni presenti online, così da capire con chi hai a che fare.

Fai fare un sopralluogo

Se prendi contatto con una ditta di trasloco, chiedi che ti venga fatto un sopralluogo. In realtà le aziende professionali sono loro spontaneamente a proporti di controllare dimensioni e arredo della tua casa per capire quale lavoro occorre fare. Si tratta di un aspetto a dir poco rilevante, perché l’azienda capirà dal suo canto come gestire il tutto, e tu saprai tutti gli aspetti che vanno ad influire sul trasloco. È importante capire se ci sono le scale, se ci sono corridoi, se c’è sufficiente spazio per caricare e scaricare la merce.

La distanza

Con il sopralluogo ma in realtà ti verrà chiesto già per la compilazione del preventivo, la ditta valuta anche la distanza che si deve percorrere. Questo fattore è a dir poco fondamentale anche in termini di costo, soprattutto se il trasloco va fatto tra città diverse o addirittura regioni diverse.

Valutando tale aspetto, l’azienda avrà maggiore contezza della proposta che ti fa, sarà più precisa e dettagliata e sarà al massimo della trasparenza nel costo che ti propone

Quali caratteristiche deve avere una ditta di traslochi

Ma quali sono le caratteristiche che una ditta di traslochi deve avere per esser annoverata tra le più serie e importanti al mondo? In primis ci vuole un’iscrizione all’albo degli autotrasportatori. Si tratta di un requisito essenziale nonché obbligatorio per esercitare l’attività e per permettere il trasporto di merci su strada. Se la ditta a cui ti rivolgi non è iscritta all’albo dei trasportatori allora devi assolutamente diffidare: non solo è motivo di poca professionalità, ma si rischia anche in caso di controlli che il mezzo possa essere sequestrato e con esso anche i tuoi beni.

Altro requisito deve essere la copertura assicurativa: si tratta di un aspetto rilevante perché permette di tutelare sia il mezzo che quello che contiene in caso di sinistri e di incidenti. Quindi nella scelta della ditta bisogna assicurarsi che ci sia la giusta copertura e che tu possa essere salvaguardato da ogni eventuale pericolo di danneggiamento.

Non dimenticare che sono fondamentali anche i trasportatori e gli addetti al trasloco. Ci vuole un personale specializzato, che sia professionale, che sappia come prende gli scatoloni, che sappia trattare gli imballi ed evitare di provocare danni.

Puoi non crederci ma è importante che ci siano certi requisiti, perché quello che custodisci negli scatoloni, va tenuto d’occhio e protetto da qualunque pericolo o rischio di rottura e furto.

Cosa incide sul costo

Ricorda che ci sono caratteristiche specifiche che vanno ad incidere sul costo della merce. Il tipo e la quantità di merce che si trasporta ad esempio sono due aspetti che influenzano il valore del prezzo, in quanto si valuta il peso e il numero degli scatoloni. Non dimenticare altresì il volume. Di solito quando si stila un preventivo si stima il volume, sia tenendo conto dell’ambiente e sia tenendo conto della tipologia dei mobili da trasportare. Quando quindi devi effettuare il trasloco il tecnico avrà come punto di riferimento indici ben specifici.

Divorzio breve: come funziona e documenti necessari

Si parla di divorzio breve per indicare una nuova procedura di scioglimento dei vincoli coniugali, attivato in Italia attraverso la Legge n 55/2015. Si tratta di una norma che consente in sei o dodici mesi di effettuare la separazione tra i coniugi e poi il divorzio. Perché nasce questo nuovo istituto? Semplicemente per alleggerire il carico giudiziale. I tribunali sono infatti ricolmi di procedure di divorzio che allungano ulteriormente i tempi già lunghi per consentire a due coniugi di divorziare. Attraverso infatti l’intervento di difensori legali, i coniugi stipulano un accordo che avrà pieno valore legale (avrà detto in altri termini valore di sentenza a pieno regime). In questo modo i due ex marito e moglie avranno la possibilità di divincolarsi e di potersi godere il relax magari giocando su casinoonlineaams.com

Divorzio breve: ecco come funziona

Quella della legge n. 55/2015 è stata una riforma recente e necessaria. La legge stabilisce infatti che anche il sindaco del comune in cui vivono i due coniugi o uno dei due, o anche il sindaco del comune dove hanno avuto luogo le nozze, può sancire lo scioglimento del matrimonio. Aggiungiamo inoltre che in tale circostanza non è nemmeno d’obbligo la presenza di un avvocato. Con il divorzio breve, in caso di separazione giudiziale entro un anno si può porre fine al matrimonio (ovviamente il termine inizia a decorrere da quando i coniugi compaiono davanti al giudice del tribunale), mentre in caso di separazione consensuale il termine si riduce a sei mesi.

A ben vedere quindi il divorzio breve è stato pensato per permettere alle coppie di evitare inutili dispendi economici e di tempo. Dunque vediamo come si dà inizio al divorzio breve.

Tutto parte dalla stesura dell’accordo al cui interno vanno incluse tutte le specifiche della divisione della coppia. Bisogna cioè indicare come comportarsi sul mantenimento e sull’affidamento dei figli, come gestire l’assegno per il consorte e come suddividere il patrimonio comune.

Bisogna altresì tenere in considerazione che se la coppia non ha figli, si sveltisce ancora più la situazione. Basterà chiedere il nulla osta alla Procura (purché non ci siano irregolarità). Se invece ci sono figli non autonomi (minorenni o maggiorenni), si possono trovare intese entro 10 giorni davanti al procuratore, il quale potrà vagliare la conformità sulla prole e deciderà se dare o meno il via al divorzio breve.

La questione della comunione dei beni

Con il divorzio breve si gestisce in largo anticipo anche lo scioglimento della comunione dei beni. Se un tempo infatti si gestiva la divisione patrimoniale solo con il passaggio in giudicato della sentenza di separazione, con la legge n. 55 del 2015 lo scioglimento si anticipa con l’autorizzazione che il presidente del tribunale dà alla coppia di vivere separata.

Quali documenti occorrono?

Per giungere al divorzio breve, marito e mogliere devono produrre la documentazione necessaria. In primis bisogna presentare l’estratto dell’atto di matrimonio, il certificato stato di famiglia e il certificato di residenza di tutti e due i coniugi. Ci vuole al contempo la copia autentica del verbale di separazione (con annesso decreto di omologa) e della sentenza di separazione. Altresì ci vuole una copia dell’invito a stipulare convenzione di negoziazione assistita certificato dall’Ufficiale Giudiziario Civile.

Divorzio breve in caso di figli minorenni

In caso di figli minorenni, non è possibile chiedere il divorzio in comune. Lo stesso vale per i maggiorenni incapaci, per i portatori di handicap o per coloro che non sono economicamente autosufficienti. Dunque in tal caso bisogna andare avanti con il ricorso in tribunale o con una negoziazione assistita. In termini di costi poi, il divorzio breve avrà in presenza di figli minori un costo più alto, anche perché ci vorrà per forza di cose un intervento di un legale. Invece per divorziare in Comune bastano i 16 euro della marca.

Intollerante alimentari glutine lattosio e nichel

Quando parliamo di celiachia ci riferiamo a una reazione immunitaria all’assunzione di glutine, una condizione cronica che va a danneggiare il rivestimento dell’intestino tenue e non da la possibilità di assorbire le sostanze nutritive opportune per il proprio fabbisogno. Spesso, questo disturbo va pari passo con un altro tipo di intolleranza: quello al nichel. Ma come è possibile?

La malattia celiaca è molto limitante, il sistema immunitario va a colpire i villi intestinali e così facendo si appiattiscono impedendo l’assorbimento di molte sostanze nutritive. A tal proposito, vi sono conseguenze importanti che mettono a dura prova l’organismo con disturbi come anemia, amenorrea, osteoporosi, disturbi alla fertilità, dermatite erpetiforme, e intolleranza al lattosio. L’unico modo per aiutare i soggetti affetti da celiachia è quello di introdurre una dieta senza l’assunzione di glutine eliminando cibi e derivati del grano, del segale, dell’orzo, il farro, kamut e avena. Grazie al fatto che l’Italia è un paese molto legato alle tradizioni culinarie e più in generale al cibo e anche un paese molto sviluppato dal punto di vista della medicina, si sono trovati tanti cibi alternativi per combattere l’infiammazione intestinale da celiachia ad esempio con tipi differenti di farine quali quella di mais, riso, soia e legumi. Tuttavia, siamo solo a metà della soluzione dei problemi dato che, spesso e volentieri, chi soffre di celiachia diventa intollerante ai cibi ricchi di nichel.

Cos’è il nichel? questo è un metallo simile al ferro che viene assimilato attraverso molti alimenti. Proviene da diverse fonti ad esempio in leghe metalliche come l’acciaio, può essere inalato attraverso la ventilazione polmonare e lo si trova in vari luoghi ambientali come il terreno, nelle falde acquifere o trasportato dal vento. E’ pressoché ubiquitario poiché è vasta la sua diffusione ed è quasi inevitabile entrare a contatto con questo elemento. Chi fa una dieta priva di glutine consumerà quasi certamente alimenti ricchi di nichel e un sovradosaggio di tale elemento porta alla lunga un’intolleranza dello stesso.

Chi ha un’intolleranza al nichel senz’altro avrà sintomi come nausea, meteorismo, dolori addominali, diarrea, costipazione e anche delle reazioni cutanee. Questa sostanza si trova negli alimenti che tutti noi siamo abituati a mangiare ogni giorno, possiamo trovarlo nelle farine di mais, farina d’avena e di soia, in alcuni frutti come le pere, il kiwi, l’uva e le prugne, nelle bevande in lattina, nei semi di soia, nel cacao, cioccolata, frutta secca come mandorle, noci, arachidi e nocciole, legumi freschi e secchi, lievito, liquirizia, margarina, alcuni tipi di pesce quali tonno, aringhe, salmone, sgombro e nei crostacei. In quantità minore è presente invece in verdure, ad esempio nella lattuga, nel cavolfiore e nelle carote, nel riso raffinato, vino, birra, camomilla e the. In particolare, per chi fa una dieta senza glutine dovrebbe limitare l’uso di farine di mais e di soia. Sebbene sembra impossibile adottare una dieta priva di glutine con intolleranza al nichel, gli studi dimostrano che solo l’1-10 % del nichel viene assorbito dal nostro organismo se la dieta viene fatta a rotazione nell’assunzione di questi cibi, il che va a migliorare la gestione dell’intolleranza al nichel e della celiachia.

Per chi soffre di questi peculiari disturbi, soprattutto di intolleranza al nichel, è bene sapere che è possibile assumere solo 250 microgrammi di nichel al giorno, dunque è possibile permettersi un dolce al cioccolato giusto una volta ogni tanto. Alla sostituzione di farine di mais e di soia può risultare un valido aiuto il consumo di fecola di patate, ma va usato con parsimonia. Da considerare l’eliminazione di cibi gluten free e le farine dieto terapeutiche che al loro interno può esservi traccia di farine di mais e di soia. Da scoprire sono la farina di canapa e l’amaranto. Questa condizione può essere molto difficile e limitante, soprattutto quando si esce a cena con amici o negli eventi da festeggiare. Tuttavia, oggigiorno, esistono numerose alternative che possono aiutare l’organismo e fronteggiare questi ostacoli.

Tra le varie ricette che si possono provare senza nichel e glutine sono i cannelloni al salmone. Un piatto sano e che proviene dal mare.

Ingredienti per 12 cannelloni: SCRIPPELLE q.b. (circa 12) ; 150 gr SALMONE ; 1 ZUCCHINA grande ; 1 MOZZARELLA senza lattosio ; FINOCCHI q.b. ;
PATATE q.b. ; 1 SCALOGNO o MISTO PER SOFFRITTO ; 1 spicchio d’AGLIO ;1 bustina di ZAFFERANO ; ZENZERO e PAPRIKA DOLCE q.b. ;OLIO EVO , SALE e PEPE BIANCO q.b.

Un’altra ricetta succulenta come secondo piatto sono le polpette di pollo prive di nichel, glutine e lattosio. Un’ottimo modo per mangiare le verdure in modo più gustoso e saporito.

Ingredienti per 15 polpette di pollo: 300 gr macinato di pollo; 200 gr ricotta senza lattosio; 1/2 bicchiere di latte di riso; 80 gr di zucchine cotte (o di una verdura avanzata a piacere); pangrattato di farina di riso q.b.; olio extra vergine d’oliva e sale q.b.; spezie a piacere (zenzero, aglio, paprika dolce, pepe bianco). Altre ricette da provare: crostata crema e fragole, plumcake, ciambellone al caffè, ciambellone all’acqua vegan, per quanto riguarda i dolci. Tra i primi piatti: gnocchi di patate viola all’orata profumata, pasta di riso vegan al ragù di zucca, tagliatelle salmone e radicchio, pasta fredda vegan.

Potete trovare altre ricette interessanti sul sito NonnaPaperina.it

Meccanizzazione agricola: gli strumenti per facilitare il lavoro

Quando si parla di meccanizzazione agricola si tende a pensare alle macchine per la lavorazione del terreno, ad esempio trattori, trebbiatrici e altri attrezzi che, nel corso del tempo, hanno sostituito il lavoro manuale, velocizzando il ciclo produttivo e limitando la fatica.

In realtà, la meccanizzazione dell’agricoltura non è una novità recente. Lo stesso aratro, un attrezzo utilizzato da millenni, ha permesso di velocizzare il lavoro della semina grazie alla possibilità di effettuare con uno strumento meccanico, appunto, le operazioni di aratura. Attualmente, grazie al progresso e all’evoluzione della tecnologia, è possibile utilizzare strumenti automatizzati per svolgere la maggior parte delle attività agricole, con il risultato di una maggiore precisione, del risparmio di tempo, di una minore fatica e, di conseguenza, con la possibilità di ottimizzare la produzione.

La meccanizzazione agricola è comunque in continua evoluzione, i produttori infatti sono sempre alla ricerca di nuove tecnologie e di soluzioni innovative per velocizzare i lavori agricoli, ottimizzare il tempo e progettare macchine in grado di offrire sicurezza, praticità e comfort.  Molte macchine oggi presenti sul mercato sono alimentate con combustibili alternativi, dal gas all’idrogeno, con il vantaggio di ottime prestazioni e costi di gestione ridotti, senza tralasciare l’aspetto della sostenibilità ambientale.

Quali sono le macchine agricole considerate indispensabili

Il portale dedicato alle notizie provenienti dal mondo delle macchine agricole, www.meccagri.cloud, propone ogni giorno novità e informazioni che riguardano i maggiori produttori di questo tipo di attrezzature: nuovi modelli, tecnologie innovative, prestazioni potenziate e così via. Le aziende sono sempre alla ricerca di soluzioni che consentano di risparmiare e di ottenere risultati eccellenti, rivolgendosi sia ai professionisti che agli appassionati dei lavori agricoli.

La macchina immancabile anche per chi possiede una piccola area coltivata è senza dubbio il trattore. La versatilità del trattore permette inoltre di svolgere diversi lavori, dalla coltivazione al raccolto, oltre al trasporto di prodotti e materiali. Oggi i trattori sono disponibili in tanti modelli, tra cui scegliere in base al lavoro da svolgere e alle caratteristiche del terreno. Un elemento da considerare è anche il design: infatti, non poche aziende produttrici di trattori prestano un’attenzione particolare anche all’estetica.

Agenti di commercio: per quali business sono indispensabili (e perché)

Molte più aziende di quel che si immagina, in molte più circostanze di quel che si immagina farebbero bene ad avere nel proprio team degli agenti di commercio. Qui di seguito proveremo a capire meglio perché e a elencare i casi in cui conviene rivolgersi a un agente di vendita che è sì, come suggerisce lo stesso nome, un esperto nella promozione e nella vendita di prodotti e servizi ma, anche, in molte occasioni uno straordinario ambasciatore del brand.

Cosa fa di mestiere un agente di commercio è, infatti, trovare per le aziende con cui collabora dei contatti a monte e, a valle, trasformare questi lead potenziali in clienti concreti: già da questo si intuisce come la ricerca agenti è una task tanto strategica, quanto critica e a cui dedicare la giusta attenzione e le giuste risorse.

Cinque casi in cui si ha bisogno di uno o più agenti di commercio

Il caso più iconico in cui un’azienda non può fare a meno di venditori professionisti è quello in cui fornisca prodotti all’ingrosso o servizi B2B: in circostanze come queste l’agente di commercio è, di fatto, il punto di incontro tra azienda e clienti e a lui spetta il compito di negoziare i prezzi, organizzare la consegna merci e ogni altro aspetto logistico, assicurarsi la ricorsività degli ordini o altre particolari condizioni contrattuali e via di questo passo.

Anche nella vendita al dettaglio, però, si fa ancora – e proficuamente – ricorso all’agente di vendita quando per il particolare tipo di settore in cui si opera, in genere un settore di nicchia, la vendita diretta e il vecchio porta a porta assicurano risultati migliori della vendita in store o via Internet. Ci sono aziende, e qualche noto brand di aspirapolveri e robot per la casa è la prima realtà a cui è spontaneo pensare, che non hanno mai avuto punti vendita ma hanno sempre venduto tramite venditori.

È un modo come un altro, e anzi forse il più capillare, per presidiare il territorio. Cercare degli agenti di commercio conviene, non a caso, a chi opera in settori piuttosto affollati e in mercati in cui ci sia abbondanza di competitor. Dove i fornitori di latticini non mancano, per esempio, un caseificio farebbe meglio ad avere la propria rete di venditori fidati nella zona in modo da assicurarsi almeno i grandi clienti e curare con loro un rapporto quanto più continuativo possibile.

Per ragioni simili anche chi abbia intenzione di internazionalizzare la propria azienda partendo dall’export dei propri prodotti farebbe meglio a percorrere per prima la via degli agenti di commercio locali. In questo caso gli addetti alle vendite hanno soprattutto una visione più completa e matura del mercato estero che si sta provando a penetrare e possono rivelarsi per questo utili consiglieri per l’azienda nel definire le strategie di espansione, più di quanto non facciano i distributori esteri. Qualche garanzia in più per l’azienda viene per altro dal fatto che, a seconda del contratto stipulato con l’agente di commercio, suoi possono essere gli oneri su merci invenduti, contratti non rispettati, eccetera.

Più in generale un venditore professionista è la via più facile per entrare all’interno di reti di vendita, quelle che riguardano per esempio una particolare filiera, considerate strategiche per la propria azienda e all’interno delle quali poter stabilire nel tempo una posizione dominante.

Se vuoi saperne di piu una delle societa’ che permettono di trovare gli agenti facilmente e’ ad esempio agentscout.it visita il loro sito.

Una guida essenziale ai bagni chimici in cantiere: cosa c’è da sapere

Se hai già una certa familiarità con i cantieri potresti trovare quelle che seguono informazioni un po’ ripetitive. Un po’ di ripasso è sempre utile, però, quando in gioco ci sono la sicurezza e la salute degli operai e così è, nonostante si possa essere tentati a sottovalutare la questione, quando si tratta di bagni chimici in cantiere. Proviamo, allora, a chiarire qualche dubbio.

Bagni chimici in cantiere: sono obbligatori, dove installarli e come farlo in sicurezza?

A partire da se sono obbligatori: la risposta è sì, dal 2012, quando una norma – la UNI EN 16184 – ha previsto l’obbligo in capo a datori di lavoro e responsabili dei cantieri di fornire ai propri dipendenti gli adeguati dispositivi sanitari mobili, in cui sono inclusi appunto i bagni chimici. L’obbligo vale sia per i cantieri edili (indifferentemente per edilizia pubblica, edilizia civile, eccetera) e sia per i cantieri stradali ed è questa la ragione per cui, molto più empiricamente, ovunque ci siano lavori di ristrutturazione o interventi di messa in sicurezza si vedono le tipiche cabine colorate adibite appunto a bagni.

Quanti bagni chimici si devono installare in cantiere e dove? Le risposte in questo caso dipendono naturalmente da quanti operai lavorano nel cantiere, per quanto tempo durante la giornata, quanto è grande lo stesso. Le uniche due prescrizioni che fornisce la normativa già citata riguardano il numero massimo di dipendenti che possono usare lo stesso bagno, 10, e la distanza massima alla quale il bagno chimico più vicino deve trovarsi dalla postazione di lavoro di ogni dipendente, 100 metri. Sulla base di questi requisiti minimi sta ai responsabili prendere decisioni come aumentare il numero di bagni chimici in cantiere o dislocarli in più punti diversi per garantire alla propria forza lavoro più comfort e più sicurezza (obiettivo l’ultimo in vista del quale, per esempio, in genere si opta per installare i bagni chimici lontani da impalcature e macchinari e in posti ben illuminati e ventilati).

Su come devono essere fatti i bagni chimici per i cantieri ci sono indicazioni più dettagliate e che di fatto fungono ormai da standard per le ditte produttrici, tanto che è difficile trovare bagni chimici non a norma. Ampi almeno un metro quadrato e alti due, devono essere adeguatamente illuminati e ventilati. Indispensabile è la presenza al loro interno, oltre che del water, di lavamani e asciugamani e di una pompa a mano o a pedali per l’azionamento dell’acqua. Oggi, però, su siti come www.ecotaurus.it si trovano strutture molto accessoriate e dotate di ogni plus per chi voglia garantire ai propri dipendenti il massimo del comfort.

Se i tuoi dubbi riguardano principalmente invece come garantirsi la massima sicurezza dei bagni chimici in cantiere, alcune considerazioni sono importanti da fare. Da un punto di vista igienico-sanitario è previsto che queste strutture, dopo essere consegnate igienizzate dalla ditta fornitrice, debbano essere pulite almeno una volta al giorno e quasi sempre le stesse ditte offrono servizi ad hoc. Al normale meccanismo di smaltimento dei residui, quando i bagni chimici del cantiere vengono dismessi, si aggiungono poi una serie di operazioni ad hoc contro reflui e cattivi odori. Contro ogni tipo di incidente, ancora, la maggior parte di queste strutture hanno aperture di sicurezza dall’esterno che facilitano il soccorso per esempio.

Agenti di commercio: le tipologie

Gli agenti di commercio sono figure professionali indispensabili per l’opera di un’azienda che voglia promuovere i propri prodotti e servizi presentandoli a nuovi potenziali clienti per la stipula di un contratto e quindi così incrementare i propri guadagni grazie alla vendita.

Cerca agente di commercio anche tu a questo link, una figura competente potrà aiutare al meglio la tua attività nella stipula di contratti con nuovi clienti. Un agente di commercio è un professionista incaricato da una o più aziende per la promozione dei loro prodotti e servizi. Lavora su zone specifiche, cura il rapporto con i clienti tramite visite periodiche in autonomia gestite tramite appuntamenti.

Proprio il fatto di lavorare per una singola azienda o per più imprese defininisce le tipologie di agenti di commercio, che andremo a scoprire in questo articolo.

Gli agenti monomandatari

Esistono due tipologie di agenti di commercio, che vengono definiti monomandatari o plurimandatari. Gli agenti di commercio monomandatari lavorano per una sola azienda e la loro attività si avvicina molto a quella del lavoro come dipendente poiché le prestazioni rispondono in via esclusiva nei confronti dei prodotti aziendali.

Gli agenti di commercio monomandatari si occupano di estendere la rete di vendita aziendale sul territorio. L’agente monomandatario si impegna a non lavorare per la concorrenza ne per aziende che si occupano di altri settori. L’agente monomandatario lavora per un solo committente e non può intrecciare altri contratti di agenzia.

Il suddetto contratto di agenzia è stipulato tra il mandante e l’agente ed è disciplinato dalle norme AEC, che prevedono per l’agente un regime di vantaggio in termini di preavviso, di calcolo dell’indennità per il patto di non concorrenza e per il patto di scioglimento.

Gli agenti plurimandatari

Gli agenti di commercio plurimandatari a differenza dei monomandatari lavorano invece per più aziende. Il loro operato si avvicina a quello degli imprenditori perché hanno molta autonomia. L’agente di commercio plurimandatario può lavorare per più mandanti ma non in concorrenza nella stessa zona e nello stesso ramo commerciale.

La stipula del contratto degli agenti di commercio plurimandatari prevede l’obbligo di non concorrenza anche per altre zone e altri rami di vendita inerenti la diversificazione dei prodotti.

Le dimissioni

In caso di dimissioni vi è un discorso particolare che differenzia le condizioni in essere per gli agenti monomandatari e per gli agenti plurimandatari. Nel caso che un agente di commercio manifestasse l’intenzione di dare le dimissioni, gli Accordi Economici Collettivi prevedono un preavviso di 3 mesi cui deve attenersi l’agente plurimandatario e di 5 mesi cui deve attenersi l’agente monomandatario.Questi termini sono fissi e imprescindibili, sono sempre gli stessi e non cambiano neanche in base agli anni trascorsi lungo l’eventuale durata del rapporto.

Se invece l’agente viene licenziato ossia è il mandante a recedere il contratto, gli A.E.C. prevedono la concessione al lavoratore di termini di preavviso crescenti sulla base degli anni di durata del rapporto. Gli anni di lavoro dunque influescono sul preavviso solo se è l’azienda a sciogliere il rapporto con l’agente.

Perché la cessione del quinto è considerata un prestito vantaggioso

Quando si va alla ricerca del prestito ideale, occorre scegliere tra una vasta gamma di prodotti offerti sia dagli istituti di credito che dalle società finanziarie, al punto che può essere un po’ complicato individuare la soluzione ideale.

Un tipo di finanziamento che si rivela spesso essere la scelta giusta, è la cessione del quinto, un prestito personale che viene restituito in rate mensili, il cui importo è pari al 20% del proprio reddito, pensione o stipendio, che corrisponde appunto alla misura di un quinto.

In sostanza, la cessione del quinto è un tipo di prestito che non richiede la motivazione della richiesta, può quindi essere utilizzato per spese personali, per acquistare un bene o un oggetto prezioso, per rimettere a nuovo la casa o per fare un viaggio: una volta ottenuta la somma desiderata, il richiedente potrà farne l’uso che desidera.

Il mercato finanziario offre finanziamenti restituibili con la cessione del quinto ai dipendenti e pensionati pubblici, con tassi di interesse piuttosto agevolati, e ai lavoratori e pensionati del settore privato. La possibilità di accedere a questo tipo di prestito si correla alla modalità di restituzione delle rate: vediamo perché.

Cosa significa esattamente cessione del quinto

La cessione del quinto, come abbiamo detto, è un prestito che si distingue dagli altri per le modalità di restituzione del debito. Le rate mensili, indipendentemente dall’entità del prestito e dalla durata del piano di ammortamento, sono pari alla percentuale del 20%, ovvero ad un quinto, del reddito mensile, che può essere lo stipendio o la pensione.

Inoltre, il pagamento avviene direttamente tramite detrazione in busta paga o dal cedolino pensione dell’importo delle rate. Si tratta sicuramente di un vantaggio poiché evita il rischio di dimenticanze o di ritardi, oppure di non avere disponibilità sufficiente sul proprio conto corrente.

Ma non solo: proprio in merito a questo meccanismo, la cessione del quinto non richiede la firma di alcun garante, poiché il reddito mensile stesso rappresenta una garanzia.

La cessione del quinto è infatti da considerarsi un ottimo prodotto anche in merito al fatto che le rate si mantengono sempre nella misura di un quinto del proprio reddito, evitando così il sovraccarico economico, con un piano di ammortamento che può arrivare anche a dieci anni.

Possibilità di richiedere importi piuttosto alti

La cessione del quinto permette di ottenere importi anche abbastanza considerevoli, circa 70mila euro e oltre, senza giustificarne la richiesta e senza necessità di disporre di garanzie, in tempi relativamente rapidi e con tassi di interessi convenienti.

Ottenere questo tipo di prestito non è difficile, ovviamente occorre disporre di un reddito mensile costante, come appunto una pensione, un posto di lavoro nel pubblico impiego oppure a tempo determinato.

Le modalità di restituzione del prestito, che rendono praticamente impossibile il mancato pagamento, permettono di accedere alla cessione del quinto anche ai soggetti che in passato hanno avuto situazioni di protesto. Allo stesso modo, questo prestito è accessibile nel caso in cui vi siano già altri finanziamenti attivi con la funzione di consolidamento debiti.

Scegliere un avvocato per la separazione e divorzio consensuale

La separazione consensuale non è altro che un iter giuridico semplificato che dà la possibilità ai coniugi di gestire la separazione in modo del tutto consensuale. Si tratta di una fase che può essere fatta anche senza la presenza di un avvocato. Ne abbiamo parlato con uno specialista, un avvocato di divorzio a Milano che ci spiega tutto ciò che c’è da sapere su questo tema.

Cos’è la separazione consensuale

Nel momento in cui marito e moglie decidono di terminare la loro relazione, la legge italiana offre sue soluzioni diverse:

  • separazione giudiziale;
  • separazione consensuale.

L a prima consiste in un ricevimento molto più complesso che può rivelarsi essere anche molto lungo in cui entrambe le parti sono costrette a presentarsi avanti a un giudice in quanto non sono riusciti a trovare un accordo da soli. La seconda invece e un sistema molto più veloce e semplice in cui si può risolvere il problema con molta più facilità.

In cosa consiste la separazione consensuale

La separazione consensuale quindi, non è altro che la fine di tutti i rapporti presenti tra marito e moglie, dividendo il patrimonio  e definendo tutte le modalità per l’affidamento dei figli.  Si tratta di un’operazione che può essere svolta in diversi modi e che possono seguire tempi e modalità differenti. È molto importante scegliere la soluzione giusta soprattutto nel momento in cui nella coppia vi sono anche dei bambini.

Separazione consensuale in tribunale

La separazione consensuale in tribunale è la più utilizzata e può essere fatta anche senza l’aiuto di un avvocato. Nel momento in cui si presenta tale ricorso, è necessario offrire ogni dettaglio della decisione presa in modo pacifico e senza astio. Nel fascicolo che sarà presentato al tribunale è importante inserire tutti i documenti necessari come certificato di matrimonio, atto di proprietà della casa, documenti di nascita dei figli e ultime dichiarazioni di reddito. L’udienza sarà fissata entro 5 giorni in cui sarà presentata anche una proposta formale di riconciliazioni tra entrambe le parti. Dopo sole 3 settimane il divorzio tra i due coniugi sarà effettivo.

Separazione consensuale in comune

Anche in comune si ha la possibilità di sospendere un matrimonio. Ma si tratta di una soluzione che può presentarsi solo nel momento in cui entrambe le parti sono d’accordo. È possibile procedere in questo modo solo se nella famiglia non vi sono figli minorenni o affetti da disabilità. In questo modo si può eseguire una separazione senza la presenza di un avvocato, ma bisogna essere di fronte al sindaco del comune di residenza e fornire a lui dei documenti precisi come carta d’identità, un’autocertificazione sia della residenza che del matrimonio.

Separazione consensuale in cui e utilizzata la negoziazione assistita

Anche la negoziazione assistita può essere una buona soluzione per la separazione. Si tratta di un metodo utile per la risoluzione stragiudiziale utile per l’allontanamelo di entrambi i coniugi. È semplicemente una forma conciliativa che necessita solo della convalida dell’accordo da parte degli avvocati di entrambe le parti anche se ha bisogno di tempistiche più lunghe.

Questa modalità di separazione non ha in sé restrizioni particolari in quanto è possibili procedere anche con figli minorenni oppure maggiorenni con una disabilità particolare.

Costo della separazione consensuale

La separazione consensuale ha costi molto bassi se vengono paragonati al classico divorzio in cui è presente un procedimento giudiziario. Ed è per questo motivo che è sempre bene procedere con una separazione amichevole in quanto l’intero procedimento non andrà a danneggiare negativamente sui figli.

Il tipo di separazione più economico è quello in comune in cui è necessario pagare solo una piccola cifra di 16 euro e niente più , in quanto la presenza degli avvocati non è necessaria. Il prezzo è molto diverso in caso di negoziazione assistita in cui, la presenza degli avvocati, fa sì che il prezzo finale parte da 1500 euro fino ad un massino di 3000 euro.

La coppia che andrà in tribunale non dovrà far altro che versare un contributo unificato di 43 euro per la separazione consensuale, invece per la separazione giudiziaria il costo e di 98 euro.

Quanto tempo è necessario per la separazione consensuale e per il divorzio

Prima di passare al divorzio, una coppia deve prima passare per la separazione consensuale o giudiziaria. Il tempo per il divorzio breve è di 6 mesi, mentre per la separazione consensuale  i tempi sono molto più brevi. Infatti in questi casi si parla di alcune settimane e non di più.

Quando si può scegliere una separazione consensuale senza avvocato

La separazione consensuale senza avvocato può essere fatta solo nel caso in cui non vi siano i seguenti elementi:

  • figli minorenni,
  • figli maggiorenni ma con handicap;
  • figli maggiorenni ma incapaci e non autosufficienti.

 Quali documenti sono necessari per la separazione consensuale

Quando si sceglie la separazione consensuale, è necessario presentare alcuni documenti ossia: una copia del certificato di matrimonio, copia del documento d’identità e codice fiscale di entrambi i coniugi, certificato di residenza, stato di famiglia, dichiarazione dei redditi degli ultimi 3 anni.

Cosa accade ai figli e all’abitazione

Quando si sceglie la separazione consensuale è scontato che tra i due coniugi vi sia comune accordo che prevede quindi una separazione pacifica sia per quanto riguarda l’affidamento dei figli che per la divisione dell’abitazione di residenza.

È molto importante trovare un accordo in cui sia rispettati i desideri e di figli per evitare che la separazione sia causa di traumi.

Solitamente l’abitazione di residenza viene affidato al genitore che si fa carico della cura dei figli. Se invece non vi è la presenza di prole, la casa resta al legittimo proprietario e, se è intestata ad entrambi, l’unica soluzione è quella di venderla  e dividere il ricavato in parti uguali.