In questi ultimi giorni sentiamo parlare alla tv di crisi finanziaria ma, purtroppo, la tv di solito non informa in modo corretto. La crisi sembra quasi una catastrofe naturale, come un terremoto o un uragano, impossibile da prevedere e quindi da prevenire. Invece, purtroppo, non è così, la crisi è frutto di precise scelte politiche che sono state fatte negli anni (e nei decenni) passati, oggi noi ci troviamo solo a pagarne le conseguenze. Nel portale dove sono redattore, http://www.mercati24.com, di solito parliamo approfonditamente del problema ma voglio comunque provare a fare un quadro sintetico. Qual è la ragione ultima della crisi che sta attanangliando l’Italia? Perché i giovani non trovano lavoro? Perché chi un lavoro ce l’ha lo perde facilmente? Il problema si chiama debito pubblico, un debito immenso, ormai siamo ai 2 milioni di miliardi di euro, che lo stato italiano ha accumulato nei decenni. Quando un politico voleva compiacere gli amici, i compagni di partito o un sindacato, procedeva subito ad aumentare la spesa pubblica, con assunzioni clientelari o sprechi di vario tipo. E ovviamente, non potendo aumentare le tasse per non scatenare l’ira popolare, richiedeva i soldi in prestito al mercato. Ma sui finanziamenti si pagano gli interessi e per pagare gli interessi lo stato era costretto a chidere ulteriori prestiti, in una spirale senza fine che ha portato il debito pubblico italiano ad essere uno dei primi al mondo per dimensione.


Visto che, al crescere del debito diminuiscono le probabilità che questo sia restituito, per convincere qualcuno a prestargli dei soldi lo stato italiano è costretto a pagare un interesse molto alto. Quando si parla di spread si parla, infatti, della differenza tra il tasso a cui può indebitarsi l’Italia e quello a cui può farlo la più virtuosa Germania (che, si noti bene, non è affatto in crisi, ma prospera e lavora proprio perché non ha un debito pubblico così grande). Per gli economisti c’è un solo modo per uscire dalla crisi: risanare i bilanci pubblici. Speriamo che i politici italiani (ma anche spagnoli, greci, portoghesi e via dicendo) lo capiscano e mettano in atto le necessarie misure. Misure che non devono, però, deprimere l’economia  reale: quindi non bisogna aumentare le tasse ne direttamente ne indirettamente ma sarebbe opportuno colpire gli sprechi, le ruberie, la spesa parassitaria che si annida nell’immenso bilancio pubblico. Questo evidentemente porterebbe ad una perdita di consenso, ecco perché molti politici sono profondamente restii a procedere in questo modo. E allora ci teniamo il debito pubblico e la crisi.


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